2010/07/13

L'ONU e le intercettazioni

Fa un certo effetto leggere sull'organo di stampa di RCS la notizia dell'ONU raccomanda che sia ritirato il DDL sulle intercettazioni.

Poi uno si va a leggere il comunicato, e non sa se farsi una risata o incazzarsi.

Vediamo di cosa si lamenta Frank La Rue:

According to the current draft, anyone who is not accredited as a professional journalist can be sentenced to imprisonment for up to four years for recording any communication or conversation without the consent of the person involved, and publicizing such information.

Cioé, se registro una telefonata, o una email, e la rendo pubblica senza il consenso dei diretti interessati, passo dei guai. Questo mi sembra che rispecchi pienamente un diritto costituzionale, e cioé quello sancito dall'articolo 15:

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Bene; quindi se io registro una telefonata e la pubblico, violo il diritto costituzionale di una persona. Questo diritto è stabilito anche nella Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Uomo:
1. No one shall be subjected to arbitrary or unlawful interference with his privacy, family, home or correspondence, nor to unlawful attacks on his honour and reputation.
2. Everyone has the right to the protection of the law against such interference or attacks.
 La convenzione addirittura stabilisce che la *legge* deve intervenire a tutela della privacy di una persona, laddove ci sia una tale interferenza; evidentemente, nella copia che hanno dato a Frank La Rue, questo articolo era stato cancellato.

Ma andiamo avanti.

Frank La Rue dice:

Such a severe penalty will seriously undermine all individuals’ right to seek and impart information in contravention of the International Covenant on Civil and Political Rights

Ora, qui andiamo nella libertà di espressione, "seek and impart information"; si cita anche l'articolo della Convenzione internazionale, e cioé:

Everyone shall have the right to freedom of expression; this right shall include freedom to seek, receive and impart information and ideas of all kinds, regardless of frontiers, either orally, in writing or in print, in the form of art, or through any other media of his choice.

Purtroppo, nella fretta della citazione è stato omesso il paragrafo 3 dell'articolo 19 della convenzione in questione:
The exercise of the rights provided for in paragraph 2 of this article carries with it special duties and responsibilities. It may therefore be subject to certain restrictions, but these shall only be such as are provided by law and are necessary:
(a) For respect of the rights or reputations of others;
(b) For the protection of national security or of public order (ordre public), or of public health or morals.
Ovvero, la libertà di espressione è limitata dai diritti degli altri; e il diritto alla privacy (articolo 17 della Convenzione) è un diritto, che limita l'articolo 19. Quindi, davvero non vedo la contraddizione in questo.

Ma, andiamo avanti nella lettura del comunicato.

La Rue also expressed concern regarding the introduction of a penalty for journalists and publishers who publish the content of leaked wiretapped materials before the beginning of a trial. “Such punishment, including up to 30 days in jail and a penalty of up to 10,000 euros for journalists and 450,000 euros for publishers, is disproportionate to the offence.”
“These provisions may hamper the work of journalists to undertake investigative journalism on matters of public interest, such as corruption, given the excessive length of judicial proceedings in Italy, as highlighted repeatedly by the Council of Europe,” the Special Rapporteur noted.

La Rue è d'accordo che ci sia una offence, e spiega che queste sono 'disproportionate'. Questo è assurdo: se voglio che una pena sia efficace, deve avere funzione deterrente; altrimenti, esattamente come succede adesso, gli editori pagano una piccola multa e pubblicano le intercettazioni che non possono già adesso pubblicare.
Poi, non capisco cosa c'entri la lunghezza dei processi, in questo caso: le intercettazioni restano segrete fino all'inizio del processo. O c'è forse anche il problema delle investigazioni che durano troppo?
Andiamo ancora avanti.

Noting the nationwide demonstrations by journalists and ordinary citizens against the draft law on 9 July 2010, the expert recommended the Government to “refrain from adopting the draft law in its current form, and to engage in meaningful dialogue with all stakeholders, in particular journalists and media organizations, to ensure that their concerns are taken into account.”

Dunque, cerchiamo di capirci: in questo momento, le "journalist and media organizations" sono una parte in causa; sono loro che ricevono intercettazioni che non potrebbero essere pubblicate, e le pubblicano; e dal fatto che le pubblicano vendono un sacco di copie di più. Sono loro che stanno tuttora infrangendo la legge.

“I stand ready to provide technical assistance to ensure that the draft law is in compliance with international human rights standards on the right to freedom of expression,” La Rue said. “I look forward to engaging with the Government of Italy regarding a possible fact-finding mission in 2011 to examine the situation of press freedom and the right to freedom of expression in Italy.”

Questa è la più bella di tutte, e non merita neppure un commento.

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